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Innovazione per lo sviluppo del territorio: il ruolo dell’Università nel trasferimento tecnologico PDF Stampa

di GIUSY BELLANZA

 

L'innovazione tecnologica è oggi, con il passaggio dalla società industriale alla società della conoscenza, condizione strategica per lo sviluppo competitivo non più dei singoli soggetti economici ma dell'intero sistema territoriale.

Non a caso, la promozione, la valorizzazione e la diffusione della ricerca e dell' innovazione per la competitività sono indicate come priorità nel Quadro Strategico Nazionale per la politica regionale di sviluppo 2007-2013.images4

Lo sviluppo del territorio è dunque divenuto oggi l'obiettivo principale sul quale far convergere competenze e nuove opportunità. E, nel quadro contemporaneo delle politiche di sviluppo locale, le Università sono chiamate ad assolvere alcuni compiti essenziali, tra i quali quello di garantire e promuovere il lavoro intellettuale per la produzione e la trasmissione dei saperi. Un ruolo che diventa missione - obiettivo e si traduce in una partecipazione attiva delle Istituzioni  universitarie alle traiettorie di sviluppo del contesto territoriale in cui queste si trovano ad operare.

Nell' ultimo decennio si è ampliata la Mission Istituzionale affidata all' Università. Nel principio la caratteristica più specifica dell' Università era quella di essere una comunità educante orientata dai principi della trasmissibilità dei saperi tra generazioni. Poi, ai settori della didattica e della ricerca si è aggiunta, in conformità con i modelli europei e statunitensi, la cosiddetta "terza missione" che riguarda le interazioni tra Università e Società. Più precisamente, attraverso il cosiddetto "Terzo ambito di attività" ("Third stream"), le università hanno oggi la possibilità di sviluppare e trasferire direttamente tecnologie e soluzioni innovative per le realtà territoriali.

Insieme ai tradizionali obiettivi della formazione e della ricerca scientifica è stata quindi attribuita una crescente importanza alla sfruttamento dei risultati delle attività di ricerca in termini di applicazioni industriali, adoperando questi come fonte di autofinanziamento.

Le Università, spinte soprattutto dalle ristrettezze finanziarie imposte negli ultimi anni dal Governo centrale, hanno infatti cominciato a vedere nello sfruttamento dei risultati delle ricerche condotte al loro proprio interno da docenti e ricercatori un' occasione per reperire nuove risorse finanziarie, attraverso meccanismi che vanno dai brevetti e dagli altri strumenti legali di protezione, alla creazione di spin-offs, alle collaborazioni di ricerca con alte imprese private.

images3Gli Atenei sono oggi dotati di strutture per il trasferimento tecnologico come liaison-office, incubatori, ed altri sistemi che supportano docenti, ricercatori e imprenditori in genere nella fase di avvio di nuova impresa e nella commercializzazione della proprietà intellettuale prodotta.

L'inizio di specifiche attività di valorizzazione dei risultati della ricerca nelle università italiane risale agli anni '90 quando alcuni interventi legislativi hanno indotto gli Atenei ad impegnarsi nella promozione delle relazioni con il mondo industriale e nella creazione di opportunità di sfruttamento commerciale dei risultati della ricerca. Prima del 1985 non esistevano infatti Università direttamente attive in questo campo, con propri uffici di trasferimento tecnologico.

Le conoscenze scientifiche che strutture come il Liaison Office trasferiscono all'esterno costituiscono un input essenziale per la competitività del sistema economico e per lo sviluppo delle economie locali. Portando il più vicino possibile al territorio le attività di ricerca si contribuisce in maniera concreta a far si che tali attività siano non solo utili scientificamente, ma anche operativamente, allo sviluppo del territorio stesso.

Di innovazione e dell' importanza di uno stretto legame tra università, imprese ed istanze di governo per lo sviluppo territoriale, ha parlato, all' Università della Calabria, nel corso del workshop sul tema "Innovation, Technology Transfer and Regional Development: Calabria-USA Networking",  Mark Coticchia, uno tra i massimi esperti internazionali di trasferimento tecnologico, il quale  ha spiegato come la crescita economica di un territorio derivi dall'esistenza di un sistema nel quale siano sinergicamente collegati tutti i soggetti coinvolti nello sviluppo, nella promozione e nel supporto dell'innovazione, quindi istituzioni, università, centri di ricerca, incubatori d'impresa etc. "Oggi - ha detto l'esperto - bisogna promuovere l'interazione tra l' università e le imprese presenti sul territorio, implementare agili reti comunicative, cluster produttivi territoriali, insomma, creare un vero e proprio sistema regionale di innovazione che sviluppi al proprio interno la filiera della conoscenza: una catena del valore rappresentata da alta formazione, ricerca, innovazione, competitività e su cui incidono, le politiche industriali,  le politiche pubbliche per la ricerca, le scelte di investimento delle imprese in Ricerca e Sviluppo".

Lo stesso M. Coticchia, nel corso del workshop all' Unical, illustrando come all'innovazione sia strettamente connesso lo sviluppo del Paese e del territorio,  ha spiegato come in USA le strutture di interfaccia hanno avuto notevole sviluppo in seguito all'emanazione del Bayh-Dole Act, la legge del 1980 che ha concesso alle università americane il permesso di brevettare in proprio i risultati della ricerca finanziate dal governo federale. Successivamente, tutta una serie di altre leggi di modifica del sistema di

finanziamento e del diritto brevettale federali hanno permesso di innescare un processo di valorizzazione della ricerca, permettendo alle università statunitensi di trasferire le conoscenze acquisite verso le imprese ed il territorio.

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L'Università della Calabria è già da tempo interessata al processo di trasferimento tecnologico con la promozione di iniziative per la valorizzazione anche economica dell'innovazione prodotta in ambito scientifico, ma l'Unical, secondo il Rettore Giovanni La Torre, è ancora al primo step ed ha il dovere di continuare sulla strada intrapresa.

La chiave di volta per una ripresa vitale della nostra economia, caratterizzata da un sistema produttivo costituito prevalentemente di PMI, è dunque una partrneship attiva tra l'università, le imprese ed il territorio attraverso la collaborazione industriale nella ricerca scientifica, la mobilità dei ricercatori tra Università e imprese, la commercializzazione e il trasferimento tecnologico e  la creazione di nuove imprese (spin-off) con l'auspicio che si possano intraprendere una serie di iniziative che avviino confronti permanenti tra tutti gli attori locali, economici e istituzionali coinvolti nei processi di sviluppo.

Non è un compito facile, soprattutto in un contesto come quello meridionale in cui l'equilibrio tra input (offerta di ricerca, capitale umano, finanziamenti, spesa in R&S) e output di innovazione (brevetti, competitività nel mercato internazionale etc...) risulta piuttosto sbilanciato verso i primi.

L'economia meridionale, in ragione della sua limitata capacità di finalizzare le risorse su attività e progetti realmente strategici e coerenti con il suo sistema produttivo e imprenditoriale, corre il rischio che le iniziative attuate risultino scarsamente funzionali alla domanda e alle reali esigenze delle imprese così come risultano incompresi i risultati raggiunti.

In un simile contesto l'Università Pubblica deve proporsi e co-organizzarsi con gli altri attori dello sviluppo a dimensione regionale, e assumere il ruolo di catalizzatore essenziale per il progresso e lo sviluppo socio-economico contemporaneo a livello territoriale.